Quasi 6mila imprese, oltre 102mila addetti e un fatturato complessivo che, nel 2024, si è attestato a 53,4 miliardi di euro. Numeri importanti per un settore che – nel corso degli anni – sta diventando un vero fiore all’occhiello per l’intero comparto industriale italiano. Un settore in crescita, come mostrano i dati diffusi da Assobiotec, l’associazione nazionale per lo sviluppo delle biotecnologie che rappresenta imprese e realtà attive nel campo biotech, e che nell’ultimo report ha messo nero su bianco lo stato dell’arte del comparto.
Secondo l’analisi, nel 2024 il mercato biotech italiano conta 5.869 imprese, con un incremento del 5% rispetto all’anno precedente. Una crescita che conferma la vitalità di un ecosistema produttivo fortemente radicato nella struttura industriale del Paese: il 72% delle aziende è costituito da microimprese, il 17% da piccole, l’8% da medie e il 3% da grandi realtà. La fotografia restituisce un settore diffuso, capillare, ma con punte di eccellenza soprattutto nelle aree a più alta intensità tecnologica.
Dal punto di vista settoriale, il 65% delle imprese opera nell’agroalimentare e nella zootecnia, il 27% nell’industria e nell’ambiente e il 7% nel biomedico e sanitario. È però proprio quest’ultimo comparto, pur meno numeroso, a distinguersi per peso economico: con 20,8 miliardi di euro di ricavi – pari al 39% del totale – e un fatturato medio per impresa che supera i 47 milioni di euro, il biotech sanitario si conferma il motore ad alto valore aggiunto dell’intero sistema. In particolare, la fabbricazione di prodotti e preparati farmaceutici da sola genera il 28% del fatturato biotech nazionale, a testimonianza di una filiera sempre più orientata verso produzioni ad elevato contenuto tecnologico e innovativo.
L’agroalimentare resta comunque il pilastro del comparto in termini di dimensioni complessive, con oltre 27 miliardi di euro di fatturato – il 51% del totale – trainato in larga parte dalla produzione di bevande fermentate e di sementi e alimenti. Più contenuto, ma comunque strategico, il contributo dell’area industriale e ambientale, che supera i 5 miliardi di euro grazie ad attività che spaziano dalla chimica alla depurazione delle acque, fino alla bioenergia.
Anche sul fronte occupazionale il settore mostra segnali di consolidamento. Nel 2024 gli addetti sono 102.565, in aumento del 4% rispetto al 2023. Oltre la metà lavora nell’area agroalimentare, mentre il 34% è impiegato nel biomedico e sanitario e il 16% nell’industriale-ambientale. Ancora una volta, è il comparto sanitario a registrare i valori più elevati in termini di produttività: il fatturato medio per addetto sfiora i 600mila euro, contro i 522mila dell’agroalimentare e i 338mila dell’industriale-ambientale.
Il costo del personale ha raggiunto i 6,4 miliardi di euro, con un incremento del 9% su base annua. Quasi la metà della spesa è concentrata nell’area biomedica e sanitaria, dove il costo medio per addetto supera gli 85mila euro, segno di un’elevata qualificazione delle competenze richieste. Nel complesso, il biotech si conferma un settore ad alta intensità di capitale umano specializzato.
Geograficamente, la mappa del biotech italiano resta fortemente sbilanciata verso il Nord, dove si concentra il 47% delle imprese, il 71% del fatturato e il 61% degli occupati. La Lombardia guida la classifica regionale, seguita da Toscana, Veneto, Campania ed Emilia-Romagna, delineando una geografia dell’innovazione che attraversa l’intero Paese ma con poli ben definiti.
A completare il quadro, le startup e le PMI innovative biotech, salite a 559 unità nel 2024, con un incremento del 14% rispetto all’anno precedente. Generano 249 milioni di euro di ricavi e impiegano oltre 1.800 addetti. Anche in questo caso, la componente legata alla ricerca e sviluppo sperimentale – in gran parte classificata nell’area industriale e ambientale – rappresenta la quota più consistente, confermando come la capacità di innovare resti il vero baricentro competitivo del biotech italiano, per un settore in espansione, capace di crescere in valore, occupazione e specializzazione tecnologica, e sempre più centrale nelle strategie industriali del Paese.
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